Antimafia e Anticorruzione

Maggiore controllo all’interno delle Partecipate

Controllo appalti pubblici

Maggiori controlli e trasparenza negli appalti, mediante un Pool di cui sopra, specifico per questa attività e autonomo dalla Giunta.

Introduzione di un monitoraggio della Tracciabilità e Trasparenza nella fase esecutiva del contratto pubblico e contemporanea realizzazione della Banca dati T&T.

Rinforzo dei ruoli del Comitato Appalti pubblici, sia come comitato di studio della materia, sia nel ruolo di controllore, anche a seguito della nuova disciplina degli appalti pubblici e della trasparenza. Introduzione di Protocolli specifici e di protocolli di Extraterritorialità per gli agenti della polizia locale per determinate situazioni in cui la mappatura dei rischi ha evidenziato livelli “rossi” (appalti sanitari, grandi opere, per realizzazione di attività che contemplano il movimento terra, in tema di rifiuti, ecc), per innalzare il livello di controllo.

La Prevenzione e la Trasparenza nella P.A. (come contrasto alla corruzione)

La legge 190 del 2012 ha introdotto una normativa per spingere le pubbliche amministrazioni a lavorare sulla prevenzione della corruzione. Il primo provvedimento è stato la nomina di un Responsabile per la prevenzione della corruzione e di uno sulla trasparenza (le due figure possono coincidere). La realizzazione solo formale dei Piani Triennali Prevenzione Anticorruzione e Trasparenza non conduce all’ottenimento dell’obiettivo prefisso. E’ necessario che gli enti coinvolti dalla Legge 190 vengano controllati in maniera strutturata, professionale, continuativa, investendo nell’attività di controllo risorse umane ed economiche.

E’ fondamentale la partecipazione diffusa di tutti coloro che sono coinvolti nel PTPC, requisiti propedeutico affinché i Piani non siano solo carta da compilare.

Beni confiscati alle mafie

Uno dei punti cardine della lotta alle mafie è il recupero a fini sociali dei patrimoni accumulati grazie alle attività malavitose. L’attività di valorizzazione e restituzione alla collettività dei beni confiscati presenta diversi aspetti critici, in ogni singolo step del processo sia di sequestro che di confisca. Ogni figura coinvolta in questi processi, l’amministratore giudiziario, il dirigente del tribunale, il funzionario dell’Agenzia nazionale, i dipendenti pubblici degli EELL, ecc, necessita di una figura REFERENTE regionale che diventi il punto di snodo per tutto il lungo iter che inizia con il sequestro. Referente che sia anche mediatore culturale e informativo presso gli EELL non ancora consapevoli dell’importanza della questione, nonché gestore dei bandi pubblici per la destinazione d’uso dei beni da parte degli enti comunali. È tempo, inoltre, di avviare un percorso per la revisione di alcuni aspetti del procedimento di gestione dei beni sequestrati e confiscati (come il processo parafallimentare) e l’introduzione di misure per favorire la continuità e la tutela dei posti di lavoro nelle aziende sequestrate, quando si tratta di aziende sane e non scatole vuote funzionali al malaffare. La Lombardia è una delle prime regioni italiane per numero di beni immobili e aziende confiscate alla criminalità organizzata. La politica regionale si deve dotare di strumenti di intervento che sappiano conciliare il patrimonio di beni potenzialmente disponibili per il recupero sociale con le istanze di utilizzo espresse dal territorio, mediante bandi pubblici trasparenti.

Cultura ed educazione antimafiosa

Il lavoro di prevenzione e sensibilizzazione di tutti i settori dell’economia lombarda, nonché delle giovani generazioni, sui temi della lotta alle mafie rappresenta un tema fondamentale per costruire le basi di un serio Stato di diritto, su cui bisogna investire. In questi ultimi anni si è assistito ad un aumento notevole di progetti e percorsi di educazione alla legalità e di lotta alle mafie. In ogni parte del territorio, in ogni settore del Paese, in ogni scuola di ogni ordine e grado, migliaia di persone si sono impegnate nella promozione di una cultura antimafiosa. Una ricchezza enorme, che non è però sufficiente. Tutto questo agire e riflettere deve riuscire a procedere insieme al fine di meglio orientare l’azione preventiva e supportare quella repressiva, rendendolo maggiormente incisivo, un’azione generatrice di crescita e trasformazione culturale. La formazione deve, poi, coinvolgere anche tutte le figure che agiscono lungo tutta la catena amministrativa dell’appalto pubblico.

Scioglimento EELL

Tutela dei consiglieri comunali e assessori negli EELL minacciati, stanziando anche soldi pubblici regionali.

Project financing

Il rapporto tra pubblico e privato è a rischio di mafie e corruzione nel ciclo del contratto pubblico. Il Project financing si pone al crocevia tra privatizzazione e illegalità, e dunque va gestito correttamente per evitare di buttare via il bambino con l’acqua sporca. La conoscenza delle modalità di penetrazione mafiosa è il primo passo per intervenire con le corrette e mirate politiche regionali. Ad esempio, la penetrazione mafiosa nel sistema frantumato di appalti, subappalti e subcontrattazione avviene nei cantieri con contratti di nolo, a freddo o a caldo, o di fornitura francocantiere o con posa in opera. L’attività di controllo strutturata, continuativa e professionale è più che mai necessaria, soprattutto in determinati settori.

Suggeriamo, dunque, l’avvio di Accordi e Protocolli tra gli EELL con le Forze di repressione per rinforzare, coordinare e monitorare tutte le attività di controllo sul proprio territorio.

Whistleblowing 

La legge impone una maggiore tutela del dipendente che vede comportamenti non chiari e che decide di fare una segnalazione, che può essere fatta sia al Responsabile Anticorruzione del singolo ente, sia direttamente all’ANAC. È necessaria una regolamentazione regionale a supporto del whistleblowing all’interno del Sireg lombardo, delle società controllate e in house che rinforzi la legge approvata in questi giorni.

Approfondimenti tematici

La conoscenza delle modalità di infiltrazione delle mafie nei diversi settori economici e il peso che ne ha sui bilanci pubblici e privati è conoscenza fondamentale per costruire le giuste azioni politiche. Ed è una conoscenza che va diffusa per costruire la cultura antimafia su basi solide e non su pregiudizi, errori, incomprensioni o, peggio ancora, sul nulla.

Ad esempio, l’operazione Crimine Infinito del 2010 ha messo in evidenza le modalità di incontro tra economia legale e quella illegale qui nel nord. O, ancora, la tassa mafiosa va compresa perché occorre mobiliare energie, intelligenze, conoscenze, contro le mafie perché queste tasse colpiscono gravemente lo sviluppo della società, uccidendo la libera e sana concorrenza, la valorizzazione del merito, la libertà di espressione e di partecipazione democratica, la libertà di parola, la cultura dell’innovazione, della ricerca, la cultura del bello. Altri esempi riguardano lo studio della presenza mafiosa in determinati settori maggiormente a rischio: nella sanità lombarda, nel settore ambientale di gestione dei rifiuti, nel settore agricolo (eco-agro mafie).