Governo del Territorio

Negli ultimi decenni la nostra Regione ha vissuto uno straordinario periodo di crescita e di espansione delle città che ha segnato in maniera irreversibile il territorio lombardo. Una crescita che spesso si è caratterizzata per la realizzazione di spazi urbani dotati di scarsa qualità architettonica e urbanistica perché privati da quei “requisiti minimi” necessari per la creazione della “buona città”. Negli anni questa nuova “città espansa” e questo stile di crescita incentrato sulla bassa densità e sullo sfruttamento dei suoli agricoli ai fini edificatori ha mostrato i segni di una reale crisi. I problemi e le esternalità negative hanno iniziato ad essere riconosciuti e ha iniziato ad affermarsi la necessità di contenere il consumo di suolo superando quella prassi consolidata che vedeva nello sfruttamento indiscriminato del territorio una primaria fonte di sostegno economico dei bilanci comunali.

Dopo questa lunga fase di espansione delle aree urbanizzate e di continua perdita di suoli agricoli, è oggi necessario un cambiamento radicale nello stile di governo del territorio. Questo mutamento deve avvenire rinunciando a quel tipo di sviluppo che per una lunga stagione si era legato soprattutto ad un’idea di crescita incentrata sulla rendita urbana e sull’attività di trasformazione dei suoli agricoli. Il futuro delle città lombarde si deve incentrare sul riutilizzo delle aree già edificate e sul loro progressivo miglioramento architettonico, funzionale, energetico, ambientale, etc.. Una parte considerevole del nostro patrimonio edilizio privato e pubblico si trova in condizioni critiche, presentando importanti problemi manutentivi e standard inadeguati rispetto alle nuove esigenze abitative, economiche e ambientali. Nella riorganizzazione delle aree urbane, inoltre, rientra anche la necessità di incrementare le forme di “mobilità dolce” soprattutto nella prospettiva di migliorare l’accessibilità in sicurezza sia per il sistema dei servizi di interesse collettivo (scuole, parchi urbani, attrezzature sportive, etc.), sia gli spazi naturalistici e agricoli presenti lungo i margini delle città o all’esterno di queste ultime.

Per migliorare la qualità di vita delle famiglie non è sufficiente promuovere il riuso della città costruita e la protezione degli spazi aperti da nuovi processi di urbanizzazione. É necessario sostenere forme di un utilizzo plurale dei territori periurbani coniugando un’agricoltura multifunzionale per la produzione alimentare, con l’erogazione sia di servizi ecologici (per la produzione di ossigeno o l’abbattimento dell’isola di calore) sia di funzioni di interesse collettivo (come percorsi ciclopedonali o orti sociali).

Oltre alle iniziative per la valorizzazione delle aree urbane e periurbane è indispensabile promuovere imponenti programmi e azioni per la messa in sicurezza del nostro territorio e la riduzione dei fenomeni di degrado, anche attraverso adeguati interventi di monitoraggio e di prevenzione nei confronti delle principali forme di rischio (idraulico, idrogeologico, sismico).

Le priorità per il territorio

Le nostre priorità per questa nuova agenda di temi, obiettivi e azioni contemplano:

 La necessità di intensificare le azioni per la tutela e valorizzazione delle risorse ambientali e territoriali esistenti in modo da garantire mediante specifiche misure di protezione e di riqualificazione sia gli spazi aperti che quelli costruiti.

 L’azzeramento del consumo e impermeabilizzazione dei suoli non edificati presenti oltre ai confini della città costruita, contenendo al massimo il consumo e l’impermeabilizzazione di suoli liberi presenti nel tessuto urbanizzato il cui eventuale utilizzo viene in ogni caso associato alla sussistenza di effettive esigenze demografiche, alla cessione di adeguate opere per compensazione ecologico-ambientale e all’incremento degli oneri di urbanizzazione.

 La promozione di una campagna di censimento, quantitativo e qualitativo, degli edifici e spazi aperti inutilizzati presenti nel territorio regionale, anche mediante il coinvolgimento diretto delle strutture regionali, degli Enti locali e di tutti i soggetti interessati a sostenere quest’attività di ricognizione. La conoscenza della reale consistenza degli spazi dismessi, in tutte le forme (industriale, commerciale, terziario, abitativo, etc.), è indispensabile per poter giungere alla definizione di adeguate politiche pubbliche e urbanistiche per il “riciclo” di questo vasto patrimonio.

 La necessità di indirizzare ogni iniziativa regionale verso la promozione di azioni per il riutilizzo ottimale del patrimonio edilizio obsoleto, dismesso, sottoutilizzato e invenduto, agendo su più fronti: adeguando norme e regolamenti regionali, supportando Enti e soggetti locali, esortando il Governo nazionale per mettere in campo quelle iniziative legislative e finanziarie di cui Regione e Comuni non possono disporre autonomamente. Per cui, accanto alle strategie destinate alla conservazione e valorizzazione delle situazioni architettoniche e urbane più pregiate, soprattutto di maggiore importanza sia dal punto di vista storico, sia architettonico, è indispensabile intervenire prioritariamente su edifici dismessi e sottoutilizzati. Queste iniziative di recupero potranno, innanzitutto, riguardare ipotesi di riutilizzo ottenute attraverso operazioni di manutenzione dei fabbricati, anche per favorire l’attivazione di forme innovative di “riuso temporaneo” e garantire nel tempo un presidio dei luoghi e la progressiva “ricolonizzazione” di questi spazi. Assieme a questi interventi “leggeri” si incoraggeranno le operazioni di sostituzione di immobili e tessuti edilizi di bassa qualità e obsoleti dal punto di vista funzionale, energetico, impiantistico e materico. Una sostituzione soprattutto del patrimonio inutilizzato, che dovrà avvenire attraverso interventi di radicale riconfigurazione degli spazi e di totale riedificazione, per riadattare queste realtà alle nuove esigenze delle comunità. La rigenerazione urbana, quindi, dovrà essere interpretata come una straordinaria occasione per incrementare la qualità di edifici e aree urbane in maniera ampia, integrata e multitematica combinando la rigenerazione funzionale a quella tecnologica, energetica, sismica e idrologica, etc.

Rispetto al tema e alle azioni per il riuso degli spazi costruiti dismessi e sottoutilizzati, è, in primo luogo, indispensabile rafforzare il coinvolgimento delle numerose associazioni impegnate in ambito sociale e culturale, rispetto alla loro capacità di riattivare i luoghi ed erogare funzioni a beneficio delle comunità. In secondo luogo, per gli interventi di riqualificazione legati al recupero di grandi attrezzature pubbliche o di interesse pubblico presenti nelle aree urbane (scali ferroviari, caserme, ospedali, etc.), è necessario prevedere il coinvolgimento attivo delle comunità locali sia nelle fasi di progettazione, sia in quelle di realizzazione.

 Per sostenere gli operatori del settore immobiliare nelle differenti iniziative di riuso degli spazi degradati o inutilizzati, è indispensabile prevedere adeguate forme di incentivazione. Tali incentivi, di tipo urbanistico, fiscale e procedurale saranno differenziati e modulati in funzione delle differenti performance (energetiche, ambientali, sociali, etc.) da ottenere. Oltre all’attività di regolazione, indirizzo e formazione (di operatori, amministratori locali, etc.), parte dell’impegno di Regione si manifesterà anche sollecitando le strutture nazionali con il fine di attivare significative e innovative politiche pubbliche.

 Tra le azioni per la messa in sicurezza del territorio lombardo e il ripristino di alcune condizioni presenti prima dell’imponente urbanizzazione dei territori, rientrano anche le misure per favorire le operazioni di de-impermeabilizzazione e rinaturalizzazione di alcuni ambiti. Queste iniziative dovranno essere ottenute attraverso interventi di delocalizzazione di edifici e funzioni incompatibili, ad esempio lungo ambiti fluviali o in prossimità di aree interessate da problematiche idrogeologiche o ambientali, anche per favorire i processi di riqualificazione dei paesaggi periurbani.

 A distanza di molti anni dall’entrata in vigore della Legge 12/2005 è oggi necessario intervenire sull’attuale modello di pianificazione urbanistica, rivedendo strumenti di indirizzo e regolazione (Piani urbanistici e regolamenti edilizi) alla luce dei numerosi cambiamenti sociali, economici e legislativi. In questo processo di revisione profonda della legislazione urbanistica regionale rientra, in primo luogo, l’aggiornamento del Piano di Governo del Territorio, che sempre più sarà riconvertito in vero e proprio “strumento per la rigenerazione e manutenzione del territorio”. In secondo luogo, sarà ripensato il ruolo e il senso della pianificazione sovracomunale, rafforzando l’azione di reale coordinamento tra le differenti amministrazioni comunali rispetto ad alcuni temi di gestione (ad esempio dei servizi) e alla riprogettazione del territorio (ad esempio nella riqualificazione del paesaggio o nell’interazione tra ambiente e città).