ABBIAMO PROBLEMI DI ORGANIZZAZIONE, NON SI ASCOLTANO I TERRITORI

ABBIAMO PROBLEMI DI ORGANIZZAZIONE, NON SI ASCOLTANO I TERRITORI

di Andrea Rossetti  Prima Bergamo

“Definirlo disilluso forse è troppo, ma certo è uno degli esponenti del M5S della prima ora che meglio ha capito quanto sia importante essere “dentro” la politica per ottenere dei risultati concreti, mettendo in un cassetto parte di quelle ideologie che hanno trainato i primi anni del Movimento.

Un realista, dunque, più che un disilluso.

E infatti il consigliere regionale bergamasco è anche uno dei pochi esponenti tra i Cinque Stelle a non nascondersi dietro un dito quando parla dell’appoggio al nuovo Governo di Mario Draghi.»

«Sono sempre stato d’accordo, non ho mai creduto all’idea che si possa fare di più all’opposizione che al governo….

Si, ma una cosa era governare con Conte, un’altra con Draghi. «In un caso o nell’altro, sempre la prima forza del Parlamento restiamo».

Allora diciamo che un conto era governare con solo la Lega o solo il Pd, un altro governare con entrambi contemporaneamente. E pure con Forza Italia.

«Guardi, non amavo essere al Governo con Boccia e De Micheli e non amo esserlo ora con Gelmini e Brunetta. Ma questa accozzaglia non mi preoccupa».

Dunque è contento.

«Sono gli iscritti che hanno deciso. La questione, semmai, è un’altra…».

Quale?

«Il modo in cui il Movimento ha gestito questa transizione».

Non le è piaciuto?

«Be’, diciamo che rappresentare il 33 per cento del Parlamento e avere ottenuto come unico Ministero in cui è possibile incidere quello dell’Agricoltura mi lascia un po’ perplesso».

Avete anche gli Esteri.

«E secondo lei, con Draghi premier e in questa fase, conta qualcosa? In termini elettorali e perla nostra base, conta zero. Forse conta per chi quel posto se l’è preso…».

Quindi ce l’ha con Di Maio?

«Ma no, lui e Crimi almeno sono due anni che ci mettono la faccia e che prendono schiaffi. Il problema sono quelli che operano dietro le quinte, che muovono tutto e poi non si prendono le responsabilità».

Sta offrendo un quadro decisamente poco felice della situazione del Movimento.

«E una situazione esplosiva, inutile fare finta che non sia cosi. L’arrivo del Governo Draghi ha solo acuito problemi che c’erano già da tempo».

Quali sono?

«L’organizzazione e la classe dirigente».

Partiamo dalla prima.

«In realtà le due cose sono legate, perché è la classe dirigente “oscura” del Movimento che ostacola ogni possibile organizzazione. E da un sacco che noi, esponenti sul territorio, chiediamo che qualcosa cambi, che la si smetta con questa gestione romanocentrica in cui tutto viene deciso da pochi senza ascoltare nessuno. Parliamo tanto di democrazia e poi, quando c’è da decidere su cose importanti come la gestione politica, non veniamo calcolati di striscio».

Qual è la conseguenza?

«Mi pare evidente: un distacco sempre maggiore dagli attivisti, dai territori, e soprattutto la nascita di continui mal di pancia».

Mal di pancia che porteranno a una scissione?

«Non credo, sinceramente. Non è la prima volta che succede: si parte con cinquanta che se ne vogliono andare, poi diventano venti e alla fine restano in tre, neppure tanto convinti».

E lei? Resta?

«Assolutamente si. Io credo nel Movimento e combatto come ho sempre combattuto solo e soltanto per il bene del Movimento».

Non vorrebbe seguire il suo amico Alessandro Di Battista?

«E per andare dove? (Ride, ndr) Guardi, ho parlato con lui proprio la scorsa settimana, quando ero a Roma. Umanamente, lo capisco. La sua è una presa di posizione più che condivisibile. Ma se ha deciso di lasciare questa strada, gli ho detto che ora ne deve aprire un’altra».

Intende un altro movimento?

«Sì, una realtà alternativa. Io, pur supportando questo nuovo Esecutivo, credo che sia importante che ci sia un’opposizione vera, forte. E al momento, da quella parte, c’è solo la Meloni. Penso che lui avrebbe sia la forza che la credibilità per fare una buona opposizione. Oltre che un seguito. Non mio, ma di altri sì».

E Di Battista cosa le ha risposto? «Che ci pensa, ma che al momento non è dell’idea. Vedremo…».

Ma la sua ipotesi non farebbe del male al Movimento?

«Penso che il Governo Draghi non sia destinato a durare in eterno e che il Movimento, cosi come s’è trovato al tavolo con Lega, Pd e Forza Italia, potrebbe tranquillamente trovarsi a un tavolo con Di Battista».

Prima, pera, il Movimento dovrebbe trovare un vero leader… «Prima dovrebbe organizzarsi in modo serio, semmai».

Ma senza un leader non si va da nessuna parte. Pensa che Conte possa rivestire questo ruolo per voi?

«Non lo so. Conte ha vestito i panni del moderatore in una coalizione che comprendeva noi, il Pd e Leu. E difficile che, dopo aver ricoperto quel ruolo, torni indietro e faccia il leader di una sola realtà. Inoltre, Conte è un politico “nato con la camicia”: è passato da zero a premier. Essere leader del Movimento vorrebbe invece dire andare nelle piazze, in tante piazze, da quelle grandi alle più piccole. Non mi pare il tipo»

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