il Reddito di inclusione di Martina e Carnevali sa di mancetta di Stato

Dopo che il PD ha deriso per anni la proposta del M5S, ecco i suoi esponenti comparire dappertutto con la brutta copia del Reddito di Cittadinanza. Quello che Martina e Carnevali definiscono “reddito di inclusione”, non sarebbe altro che una mancetta di Stato a un’esigua minoranza (nuclei familiari con minori con ISEE inferiore ai 3000 euro), privata di qualsiasi logica di inclusione o progettualità. In pratica: assistenzialismo allo stato puro.170104bergamo_1

Il reddito di cittadinanza considera come soglia di povertà quella (di circa 8000 €) calcolata annualmente dall’ISTAT, non una cifra qualsiasi buttata lì da qualche esponente PD utilizzando non si sa bene quale criterio. La proposta del M5S prevede che, a fronte dell’erogazione del contributo, il beneficiante debba seguire un percorso di riqualificazione e debba rendersi disponibile sia a svolgere lavori socialmente utili, sia ad accettare lavori compatibili con il proprio CV propostigli dai centri per l’impiego, pena la perdita del diritto al contributo.

Di fronte ad un’accorta proposta di revisione degli strumenti di sostegno al reddito, basata su una logica di inclusività e di superamento delle logiche assistenzialistiche che da sempre caratterizzano il sistema di welfare italiano, il PD risponde, in notevole ritardo, con un espediente di marketing che odora molto di campagna elettorale.

Se davvero volessero trattare il problema della povertà, la nostra proposta è da anni pronta per essere discussa ed è aperta a modifiche, purché costruttive e finanziate con cifre adeguate. Le somme ridicole di cui parla il PD bastano a malapena per fare elemosina elettorale.

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