NO, NON SE L’È CERCATA. LA RESPONSABILITÀ È DI CHI COMPIE L’ATTO.

NO, NON SE L’È CERCATA. LA RESPONSABILITÀ È DI CHI COMPIE L’ATTO

Quello che non ci entra proprio in testa è che la responsabilità è sempre di chi commette l’atto violento. Pensare che una donna che subisce violenza, di qualsiasi genere, sia in qualche modo responsabile di ciò che le sta accadendo è pura follia.

FOLLIA NEL 2020.

Basta leggere gli articoli degli ultimi mesi. È Soltanto una piccola percentuale di sommerso e già così è agghiacciante. E mi riferisco anche all’uso degli stereotipi sulle donne e a domande quali:

“È stato davvero così brutto?” “Che cosa ci facevi con lui?” “Entrando nella camera da letto cosa pensava di andare a fare, a recitare il rosario?” “È stata violentata fuori da scuola qualche mese fa. Era una bella ragazza in gamba, aveva tutta la vita davanti”.

Continui a leggere perché temi il peggio, che non ci sia più la ragazza.

Poi realizzi che intendevano proprio dire che la ragazza ERA bella ed in gamba prima di essere violentata. La maestra d’asilo che è stata licenziata a causa di un video pubblicato dal suo ex fidanzato è stata vittima 3 volte.

Prima da chi ha fatto girare le sue immagini per rovinarle la reputazione. Poi dalla mamma della bambina che frequenta la sua stessa scuola, che l’ha ritenuta una poco di buono e non degna di educare sua figlia. Ed infine dalla Preside della scuola che l’ha licenziata.

Abbiamo introdotto il reato specifico di “Revenge Porn” all’interno del codice penale per punire chi pubblica e condivide contenuti (immagini o video) sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati. La pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta. Abbiamo previsto percorsi di prevenzione rivolti ai più giovani nelle scuole e di formazione per i docenti.

All’interno del “Codice Rosso” abbiamo introdotto nel codice penale il reato di costrizione al matrimonio o all’unione civile, punito con reclusione da 1 a 5 anni, con le dovute aggravanti nel caso di “spose bambine”. Abbiamo introdotto il reato di sfregio, punito con la reclusione da 8 a 14 anni. Abbiamo inasprito la pena per i maltrattamenti di familiari e conviventi (reclusione da 3 a 7 anni con pena aumentata fino alla metà in presenza di minore). Abbiamo inasprito le pene per punire con la reclusione da 6 a 12 anni chiunque costringa taluno a compiere o subire atti sessuali.

Nonostante l’impegno, dai dati e dalle testimonianze è evidente: NON E’ ABBASTANZA. La vergogna genera la paura, agisce come le termiti in casa.

Ci divora ed un bel giorno ci si rende conto che, crollate le scale, potrebbero crollare anche i muri. Incolpare, spettegolare, dileggiare: sono gli indizi che ci segnalano come abbia permeato una cultura.

Occorre un’inversione culturale. Ciascuno di noi non deve dire a chi gli sta accanto:

“Non ti permetterò mai più di trattarmi in questo modo e mi auguro che tu non permetterai a nessuno di fare altrettanto con te”.

Se ciascuno di noi operasse un cambiamento nella propria vita, avremmo già raggiunto una massa critica. Non esiste al mondo che qualcuno possa giustificare un atto di violenza. Non esiste alcun tipo di provocazione, di stimolo alla violenza: non può esistere culturalmente.

Noi dobbiamo combattere affinché questa cosa sparisca dalla testa di chiunque.

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